Metodo Bio-Naturale

Alberello d'ulivo

 

Alberi dell'uliveto

 

Olive

 

Fronde dell'ulivo

 

 

Favetta

 

Favetta

 

Fascia di lana di vetro

 

 

Raccolta

 

Raccolta

 

Raccolta

 

Pratiche colturali dell'oliveto "biologico"

La produzione delle olive, come tutti sanno, è soggetta ad un andamento biennale: l’ anno in cui l'albero ha produzione piena si alterna ad uno in cui, invece, la produzione è scarsa. Il fenomeno si riflette sulle pratiche della coltivazione che hanno, quindi, anch’esse un ciclo biennale.

Pratiche colturali durante gli anni di "carica"

Durante gli anni di "carica" o di produzione piena, subito dopo la raccolta, si provvede, nei mesi di febbraio-marzo, ad una rimonda leggera per sfoltire la chioma dell’albero e consentire al sole di irradiarne tutte le parti.

L'olivo è una pianta che ha bisogno di molto sole.

Il residuo della potatura, insieme all’erba infestante, verrà triturato con il trinciastocchi, costituendo così un composto organico.

Si provvede, poi, ad una irrorazione con prodotti rameici (ossicloruro di rame, il cui impiego è consentito nella coltura biologica), necessaria a cicatrizzare i rami recisi ed anche a prevenire le malattie dovute a funghi quali l’occhio di pavone (CYCLOCONIUM OLEAGINEUM), la fumaggine (ANTEMIANA OLOPHILA) e le carie o lupa (FOMES FULVUS).

Prima delle piogge autunnali, si concima con prodotti organici consentiti nel regime biologico quali il "GUANITO" a base di guano proveniente dal Cile ed essiccato. Il concime ed il residuato della potatura già trinciato li si interrano mediante una "fresatura".

Si provvede sempre a tener sgombro dalle erbe infestanti il terreno procedendo con la trinciatura delle stesse nel periodo primaverile e con l’aratura mediante "l'erpice" durante i mesi estivi. L'erpicatura nei mesi estivi (due o tre secondo l'andamento climatico) consente di eliminare le erbe infestanti, arieggiare il terreno e consentire l'ossigenazione dello stesso e la risalita dagli strati sottostanti dell’acqua nei terreni non irrigui.

L'albero è così pronto per l’ anno di riposo e per riacquistare quelle sostanze che gli permetteranno di sviluppare nuova vegetazione.

Pratiche colturali durante gli anni di "scarica"

Negli anni di scarica, invece, non si sparge concime organico ma, nei mesi di ottobre-novembre, si seminano favette da sovescio che, una volta sviluppate, nei mesi di marzo-aprile, si interrano. La massa erbacea della pianta della fava costituisce un humus emendante notevole e la radice nei cui tubercoli si fissa l’azoto fornisce all'olivo tutto l'azoto necessario e di cui l'olivo è ghiotto.

La concimazione con l'azoto organico fornito dalle favette ha molteplici scopi: quello innanzi detto di fornire azoto sotto forma organica; di accrescere l'humus del terreno con la parte erbacea; di fornire all'olio prodotto un gusto gradevole di dolcezza e di effettuare un diserbo naturale poiché la pianta della fava soffoca e non fa crescere tutte le altre erbe infestanti.

Nei mesi di aprile-maggio si effettuano una o due irrorazioni con concime organico liquido, per agevolare l'allegazione del frutto. In tale periodo si provvede ad applicare al tronco degli alberi giovani una fascia di lana di vetro - fermata con corde elastiche - per catturare l'insetto "OZIORINCO" (OTIORIHYNCHUS MERIDIONALIS) - un coleottero - che durante la notte esce dal terreno per risalire attraverso il tronco ed aggredire le tenere foglie e i nuovi germogli erodendoli. La lana di vetro cattura il coleottero che, impigliato, muore. Gli uccelli, a loro volta, si nutrono di tali coleotteri, ma così facendo sfilacciano la lana di vetro che occorre sostituire.

Nei mesi di aprile-maggio, nel periodo post-germogliamento, si interviene con irrorazione a base di "PIRETRO", unico antiparassitario consentito nella coltura biologica, per contenere eventuali attacchi di TIGNOLA ( PRAYS OLEELLUS F.). Nei mesi di